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martedì 2 dicembre 2008

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Usa 2008. Il cambiamento di Obama non può essere un miracolo

Quando Obama, in piena campagna elettorale, parlava di “cambiamento” non si riferiva al senso assoluto del termine, ma più semplicemente a un cambio di rotta rispetto all’amministrazione Bush. Non poteva essere altrimenti. Lo stesso cambio di rotta, auspicato da più parti, non può avvenire in tempi chissà quanto brevi. Sarebbe un miracolo, e Obama è semplicemente un politico. Qualcuno, in queste ore, sta dubitando delle promesse obamiane a partire dai nomi scelti per comporre la squadra di governo. La conferma al Pentagono dell’ex direttore della Cia, Robert Gates, è la dimostrazione che non tutte le mosse di Bush furono sbagliate, sostengono in tanti. Viene da sé una riflessione al riguardo: il buon lavoro degli uomini di Bush non può essere scaricato come se nulla fosse. L’America è impegnata in due guerre e in Iraq specialmente si deve pensare a “una nuova missione”, mettere fine alle ostilità. Gates è l’uomo giusto perché conosce la questione irachena e, inoltre, viaggia verso la medesima direzione del presidente eletto: la lotta al terrorismo è iniziata in Afghanistan e sarà in Afghanistan che si dovrà concludere. Senza dimenticare che Obama non ha mai fatto mistero di pensare al Pakistan quale frontiera della lotta al terrorismo.

Obama ha vinto le elezioni per via della crisi economica, si è detto a lungo. L’agenda è di nuovo cambiata. Gli attentati a Mumbai hanno stravolto le attenzioni. Minacce, terrorismo, paura, al-Qaeda: sembra essere tornati indietro di qualche mese. Timothy Geithner prenderà il posto di Henry Paulson. Poche settimane fa si guardava al segretario del Tesoro come all’uomo più importante del mondo dopo il presidente americano. Oggi a far notizia è la nomina di Hillary Clinton a segretario di Stato. Superato l’ostacolo conflitto di interessi della fondazione del marito Bill, la Clinton avrà l’arduo compito di “rinnovare la diplomazia e riparare le alleanze”. I delusi del mancato ticket Obama-Clinton possono ora tirare un sospiro di sollievo. Barack aveva in mente per Hillary un ruolo di fondamentale rilevanza. Il “cambiamento” non è un concetto astratto, è qualcosa che va cercato. Il mondo post Obama è molto simile al mondo pre Obama. Il presidente eletto questo lo sa, ma vuole cambiare le carte in tavola e dirigere nuove strategie. Questo è il cambiamento di Obama. Ma per giudicarlo, aspettiamo almeno quattro anni.



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è un blog di Fabio Germani. Fu creato il 20 ottobre 2007 ed è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.