Insomma, alla fine Bush è stato un buon presidente. L’obamamania di non molti giorni fa sta lentamente scemando. Non che il mondo abbia già dimenticato l’importanza della sua elezione, ma la magia di Obama, quella da competizione elettorale, è svanita. E giustamente, aggiungerei. Ora c’è da lavorare, c’è da fare sul serio. Si è festeggiato fin troppo, anche prima del 4 novembre. Quello che però sorprende è la revisione, a vari livelli e in svariati settori, della storia recente. O per meglio dire, la rivalutazione storica del presidente uscente George W. Bush. A parte i giudizi di Michael Moore, Sean Penn e Giulietto Chiesa, ovviamente. È come se i bushiani, nascosti un po’ qua e un po’ là, sentano il dovere, a poche settimane dall’insediamento di Obama, di riaffiorare dicendo orgogliosi: “George W. È stato un buon presidente”. Sono passati sette anni dall’11 settembre 2001. Qualunque amministrazione americana avrebbe reagito allo stesso modo in seguito a un attacco terroristico di tali proporzioni. La crisi finanziaria non è responsabilità sua, ha radici molto più profonde. In un certo senso è più responsabile Bill Clinton di Bush. Ma tra i due peggiori eventi degli ultimi 15 anni ci sono di mezzo una guerra in Iraq priva di senso (era possibile, perché l’America ne avrebbe avuto la facoltà, catturare Saddam in mille modi diversi) e giustificata con bugie grossolane, e una città, quella di New Orleans, abbandonata a se stessa oltre che a Katrina. C’è anche chi, comunque a ragione, tiene a ricordare le opere dell’amministrazione Bush sotto il profilo umanitario, “il suo impegno contro l’Aids” e altre faccende care agli Stati Uniti. Passato un po’ di tempo emerse qualche scheletro, vero o presunto, nell’armadio di presidenti amati quali John Fitzgerald Kennedy. Al contrario Richard Nixon fu capace di rifarsi un’immagine anni dopo lo scandalo Watergate. Insomma, alla fine Bush è stato un buon presidente… ma stavolta aggiungo un punto interrogativo. Sarà il tempo a giudicarlo, nel bene o nel male.giovedì 4 dicembre 2008
0Insomma, alla fine Bush è stato un buon presidente?
Insomma, alla fine Bush è stato un buon presidente. L’obamamania di non molti giorni fa sta lentamente scemando. Non che il mondo abbia già dimenticato l’importanza della sua elezione, ma la magia di Obama, quella da competizione elettorale, è svanita. E giustamente, aggiungerei. Ora c’è da lavorare, c’è da fare sul serio. Si è festeggiato fin troppo, anche prima del 4 novembre. Quello che però sorprende è la revisione, a vari livelli e in svariati settori, della storia recente. O per meglio dire, la rivalutazione storica del presidente uscente George W. Bush. A parte i giudizi di Michael Moore, Sean Penn e Giulietto Chiesa, ovviamente. È come se i bushiani, nascosti un po’ qua e un po’ là, sentano il dovere, a poche settimane dall’insediamento di Obama, di riaffiorare dicendo orgogliosi: “George W. È stato un buon presidente”. Sono passati sette anni dall’11 settembre 2001. Qualunque amministrazione americana avrebbe reagito allo stesso modo in seguito a un attacco terroristico di tali proporzioni. La crisi finanziaria non è responsabilità sua, ha radici molto più profonde. In un certo senso è più responsabile Bill Clinton di Bush. Ma tra i due peggiori eventi degli ultimi 15 anni ci sono di mezzo una guerra in Iraq priva di senso (era possibile, perché l’America ne avrebbe avuto la facoltà, catturare Saddam in mille modi diversi) e giustificata con bugie grossolane, e una città, quella di New Orleans, abbandonata a se stessa oltre che a Katrina. C’è anche chi, comunque a ragione, tiene a ricordare le opere dell’amministrazione Bush sotto il profilo umanitario, “il suo impegno contro l’Aids” e altre faccende care agli Stati Uniti. Passato un po’ di tempo emerse qualche scheletro, vero o presunto, nell’armadio di presidenti amati quali John Fitzgerald Kennedy. Al contrario Richard Nixon fu capace di rifarsi un’immagine anni dopo lo scandalo Watergate. Insomma, alla fine Bush è stato un buon presidente… ma stavolta aggiungo un punto interrogativo. Sarà il tempo a giudicarlo, nel bene o nel male.
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