Sono anni che Marco Travaglio è famoso al grande pubblico per il suo modo così schietto e limpido di raccontare la verità, o almeno la sua di verità. Ma in questi giorni il suo successo va aumentando. È necessario capire se sia un fatto positivo o negativo, naturalmente. Intanto Polisblog si stupisce per il Travaglio – già collaboratore dell’Unità e ora anche di Beppe Grillo – che si professa anticomunista e di destra. Una destra – quella italiana – in cui però non si riconosce. “Se non fosse Berlusconi il capo della destra, io starei lì”, dichiara a Claudio Sabelli Fioretti, autore del libro-intervista Il Rompiballe. Travaglio è diventato un oggetto mediatico anche all’estero. Chissà che un giorno, o magari nel suo prossimo libro, non ringrazi pubblicamente Renato Schifani. Ora però deve fare i conti con una lunga schiera di colleghi in evidente disaccordo e in particolare con il giornalista di Repubblica, Giuseppe D’Avanzo, il quale parla di un “metodo Travaglio” con effetto boomerang, alludendo ai presunti rapporti che il nostro Marco, tempo fa, avrebbe avuto con alcuni personaggi legati alla mafia. Polemica, quest’ultima, ben ricostruita da Controcopertina. Schifani querela Travaglio e Travaglio querela D’Avanzo. Insomma, una querelle che non trova pace. In Italia i rompiballe non scarseggiano e Travaglio è uno dei tanti. Forse, semplicemente, sta pagando il dazio di essere un po’ più famoso degli altri. Grillo lo difende. Santoro lo difende. Anche Di Pietro lo difende e lui ricambia dicendo di aver votato Italia dei Valori alle elezioni di aprile. Nulla di strano, lo annunciò già in tempi non sospetti. Ma il problema rimane sempre quello: esiste la libera informazione? Se non si parla, i giornalisti sono tutti servi del padrone. E allora ecco il via vai di qualunquisti che organizzano vaffaday, girotondi e caroselli per parlar male di quella testata piuttosto che dell’altra. Se al contrario si parla troppo, si corre il rischio di rimanere impigliati nella propria tela perché c’è sempre qualcuno che “frega” qualcun altro. Ma delle due l’una: o si accettano i Travaglio, ovvero quella categoria di giornalisti che propongono un’informazione alternativa, ma, si spera, comunque onesta, oppure si entra nell’ordine delle idee che, per dirla alla Chomsky, viviamo in un’articolata fabbrica del consenso. Ma siccome nessuna delle due ipotesi corrisponde sempre alla realtà dei fatti e visto che di giornalisti bravi e corretti ce ne sono molti in giro, tanto vale accettare i Travaglio e pensare che in fondo, ognuno, ha il diritto di dire la propria. A patto che non sia una banale calunnia.
lunedì 19 maggio 2008
0Il travaglio d’avanzo
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